CREDERE NELLA MAGIA


"Chi non crede nella Magia é destinato a non incontrarla mai." Roald Dahl

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lunedì 20 maggio 2013

Recensione sugli Gli egizi e Platone

  Gheb, dio egizio della Terra che costituiva, insieme alla dea Nut, la coppia della Enneade eliopolitana. Veniva nominato con l’epiteto di Principe degli dei. In certe raffigurazioni porta un’oca sulla testa, geroglifico del suo nome. dato che i morti finiscono sotto terra, Gheb è anche dio dei morti e, a questo proposito, vale la pena citare nuovamente Er, il quale, per volere della divinità godette di un vantaggio-privilegio, ossia di poter scendere nel regno dei morti (chiamato successivamente Ade da Virgilio, poeta latino e maestro di Dante), quando, morto in battaglia, fu condotto sul rogo. Ma tornando sulla terra, racconta agli altri uomini cosa ha visto: quattro passaggi attraverso i quali le anime salgono ad una dimensione ultraterrena, da una parte le buone, dall’altra le malvagie e tramite i quali ritornano sulla terra, come descritto dal mito dell’auriga, anch’esso molto interessante e sempre descritto, con maestria, da Platone.
  Le anime buone finivano in una sorta di Paradiso, le cattive in una sorta di Purgatorio in quanto l’Inferno era un fatto raro, destinato solo ai più malvagi. A differenza dell’Inferno di Dante. I giusti ricevono premi per mille anni. I malvagi soffrono ma dopo mille anni, tutte le anime si recano al cospetto delle tre Moire che devono stabilire il loro destino. Esse vengono radunante come ad una conferenza, dove devono prendere un numero lanciato a sorte dalle Moire. Bella metafora per dire che noi non siamo completamente artefici del nostro destino. Anzi non vogliamo ammettere, di solito, che la nostra vita è più legata ad un principio di indeterminatezza e di casualità, in termini della filosofia platoniana.
 
 
Dott. Elio Chiavassa
Psychoterapy
 
 

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