Nel mito della caverna Platone descrive un aspetto della sua filosofia piuttosto insolito. Infatti, a proposito della distinzione tra realtà e apparenza, che è anche oggetto della magia o del pensiero magico-animistico, egli afferma che nessun uomo è in grado di carpire l’essenza delle cose se prima non è stato avvolto dalla meta misteriosa della caverna, nelle oscurità dei suoi anfratti.
Un contenuto peraltro presente anche nella poesia di Omero, quando descrive Ulisse, attratto dalle sirene, metà donne e metà pesci, in grado di ammagliare l’anima dell’uomo attratto da una forza oscura e misteriosa che potrebbe essere simboleggiata dall’anima che anela alla conoscenza di se stessa, attraverso una forza irresistibile e alla quale nulla può rinunciarvi se non la ragione che prevede come possano evolvere gli eventi. Ulisse, per questo, cura la sua incolumità, utilizzando la forza del suo intelletto che è in grado di dominare l’irrefrenabile istinto di attrazione delle suadenti voci delle sirene...
La stessa cosa succede al filosofo Socrate, simboleggiato dall’uomo imprigionato nella caverna che vuole uscire da essa per scoprire che cosa c’è al di là dei suoi sensi, ossia al di là delle ingannevoli apparenze della Realtà. La lettura del mito della caverna di Platone propone diverse analisi della realtà che spaziano dal desiderio di libertà, per il fatto di lasciare cadere quelle “stupide barriere” come le chiama Renato Zero, che sono come le catene che tengono l’Uomo imprigionato dentro a degli schemi sociali fissi e stereotipati, impedendogli di vedere il Sommo Bene, attribuendogli ognuno un valore, un’entità simbolica.
Dott. Elio Chiavassa
Psychoterapy
Nessun commento:
Posta un commento
AMULETI E TALISMANI CREATI CON ANTICHI RITUALI OCCULTI